Metà dell vita / Hälfte des Lebens

Antonella Anselmo / Wolfgang Pavlik

Metà dell vita
ZELLE ARTE CONTEMPORANEA
Via Matteo Bonello n°19,90134 Palermo.
phone +39 3393691961

Zelle, Palermo

Curator: Friderico Lupo
Zelle Arte Contemporanea is pleased to present an exhibition of works by Italien artist Antonella Anselmo and Austrian artist Wolfgang Pavlik.
This is the first time the artist’s films and paintings will be shown in Italy, and is also the premier of Meta‘ della Vita.
Curated by Federico Lupo this exhibition will examine Anselmo’s and Pavlik’s use of progressions and installation-structures, ideas that were central to these artist’s practice throughout his caree
This project, entitled Half the Life, resulting from a synergy between the two artists and inspired by the homonymous Friedrich Holderlin’s poem, combines “landscape”, feeling and symbol in that “one-all” in which the individual has to lose himself before being able to find his own entirety, according to the Romantic tradition. Such an entirety cannot be perceived by reason but only by the élan of poetry, which is the highest available form of cognition.
Pavlik, who is the artist more strictly connected to painting, has shot a video that, in its vhs analogue tape form, maintains the warm and intimate fascination of painting: a monochrome red hides a body that, although comfortably sitting, seems to be eager to escape from the imposed geometry. A protective layer, a threshold separating two dimensions which, although distant, are nevertheless part of the mentioned Holderlinian “one-all”.
Antonella Anselmo plays with some little note-books displayed on an old table, prayer books, as the artist calls them, capable of telling vibrating fragments of life, containing layers of collage or swift acts of painting full of intriguing narrative tension.

I piccoli libri di Antonella Anselmo ci danno la rara possibilità di interagire con l’opera d’arte: possiamo prender in mano questi album di carta ecologica, che raccolgono brani di vita, di ricostruzione del tempo e delle emozioni, dei giorni e delle notti. E come in un rito collettivo tutti i presenti si sentono invitati a scoprire le immagini disegnate e quelle che compongono i collage per provare a intuire i perché di quelle selezioni o il legame con il tempo della composizione, rivelato solo sfogliando l’ultima pagina. Il rito si chiude posando il tesoretto che viene collocato nuovamente accanto agli altri, ma in un nuovo punto del piano su cui era riposto: punto singolo e irripetibile, che viene mosso nello spazio, da mani sempre diverse per trovare sempre nuova collocazione.
Le opere di Wolfgang Pavlik a una prima lettura visiva sembrano non dire molto. Lasciano quasi delusi, a confronto della immediatezza del linguaggio della Anselmo, che coinvolge la vista con le immagini, il tatto mentre sfogliamo le pagine e l’udito quando la pagine si separano dalla seguente per appoggiarsi alla precedente, le une sulle altre. Le immagini del video e dei quadri di Wolfgang Pavlik arrivano più lentamente, quando pensi che sia finito, nel momento in cui credi che non ci sia nulla. In quel momento ti accorgi che non potendo vedere oltre il pannello monocromatico, stai giocando e pensando: stai lavorando al servizio dell’autore senza che lui te lo abbia chiesto direttamente. E sei anche tu parte di quel dialogo da cui ti sentivi escluso. Cosa succede? Chi c’è dietro il pannello? Mi guarda? Mi cerca come io cerco lui?
Guardare per scoprire di non poter vedere e restare a immaginare, per dare vita a quei pensieri che si celano al mondo, ma non ai diari personali. Il dialogo tra le opere esposte è un dolce affresco di vita di coppia, in cui da una parte si esalta l’importanza della narrazione del proprio vissuto, delle cose dette o fatte o dall’altro lato si lascia al compagno o alla compagna la possibilità di immaginare, per stuzzicare la curiosità e non lasciare che tutto sia detto o visto e conservare lo spazio del nuovo per alimentare la fiamma del focolare domestico, affinché sia sempre viva la passione per la vita.
Articolo pubblicato sul numero #69 di TRIBE ART.


Andrea Lombardo